home ARTICOLI, ATTREZZATURA, ESCHE Il pesce c’è! No. Anzi, sì! Storia di una cattura assurda

Il pesce c’è! No. Anzi, sì! Storia di una cattura assurda

Il combattimento più assurdo in pesca a carpfishing di Luca Gambino

. Ma si presentano un paio di problemi. Primo, è sottoriva ma a 200 metri da me: devo tagliare di lato tutta una sponda. Vero è che ci pescherò solo di notte e non ci accederanno altri pescatori perché è una zona chiusa, ma comunque questo è un problema. Decido allora di mettere in piedi un sistema di derive che mi permette di depositare la lenza in tutta sicurezza, anche senza tendifilo. Usarli qui è impossibile: si impiglierebbero tra le alghe! Il secondo problema sono quelli che io chiamo i “gialdoni”, ovvero i pesci piccoli. Li vedo che sguazzano tra le alghe, e sono sicuro che appena pasturerò arriveranno. Decido allora di aspettare a calare la lenza. Prima pasturerò e basta con un misto di esche, dal pellet alle boilie passando per le tiger, in modo da saturare la zona. Farò in modo che il pesciolame entri in frenesia e mangi tutto. E quando avrà finito se ne andrà, lasciando comunque un segnale attrattivo in zona, perché le esche sminuzzate in polvere rimarranno comunque lì, o sulla sabbia o attaccate sugli steli delle erbe. Quindi, a quel punto calerò solo un innesco, che sarà rigorosamente artificiale: un barrell bilanciato di colore bianco. Infatti, è l’unico colore che un po’ si mimetizza su questo fondale. Già, perché ci sono anche folaghe e svassi che vogliono mangiarsi tutto. Arriva la notte. Calo la lenza con precisione sul bordo delle erbe. Il piombo quasi è all’interno dei primi steli. Il finale, corto perché il fondale è duro, è posizionato benissimo. Resisto alla tentazione di pasturare e, lentamente, torno allo spot. Anche il mio socio è tornato, e sta armeggiando con gli avvisatori. Poi, un sesto senso mi dice che qualcosa non va. “Lo senti il rumore?”. E a quel punto, dalle montagne all’orizzonte, inizia a tirare vento. Lo abbiamo in faccia. Non è forte, quindi penso positivo: “Porterà i pesci qui”. In realtà, penso positivo per poco, perché ben presto arriva la bufera. Raffiche su raffiche che ci costringono a rifugiarci in tenda. Gli avvisatori suonano all’impazzata, e allora qui mi rendo conto di ciò che mi stava dicendo il sesto senso: vento più alghe è casino assicurato. Fuori sembra un concerto, passano ore e ore senza che la furia si plachi. A un certo punto sento dei bip diversi, sembra proprio una partenza, ma si ferma. Vedo i tre fili che, uscendo dalle canne, sono diventati uno solo: le alghe staccate dal fondo, con il vento si sono accumulate sottoriva, prendendo dentro tutti i fili e schiacciandoli contro la prima canna a destra, proprio quella nel buchetto! Una notte di pesca buttata via, penso. Ma non demordo, perché a pochi minuti dall’alba, il vento si placa. “Ora o mai più”. Devo decidere che canna recuperare. Dovrei prendere la prima a sinistra, ma chissà perché decido di partire dalla prima a destra. Suonavano tutte, stanotte, non so neanche quale ha fatto la mezza partenza! Costeggiando la sponda a piedi, metro dopo metro libero il filo dalle alghe. Un lavoraccio che dura quasi un’ora e mezza. A circa 20 metri dal punto in cui ho calato, vedo delle bolle. La lenza che ho in mano è diretta proprio lì. “Vuoi vedere…”. Decido di seguire l’istinto e dico al mio socio di raggiungermi in barca. Dopo pochi minuti, mi trovo con il filo in mano ad andare verso il pesce. Anzi, no, verso un gruppo di alghe. “Mi sbagliavo…”. Poi il filo si libera, e va verso destra. “Ma allora…”. Niente, bloccato. Ma poi si libera ancora, e via verso sinistra. Capisco. Qui, se non c’è qualcosa attaccato, qualcosa si è comunque attaccato stanotte. Vedo che le bolle si sono spostate di qualche metro. Dentro di me so che il pesce è attaccato, ma manca ancora un po’. Con pazienza certosina riesco a mettere il filo in tensione, quando lei riparte. Le alghe volano verso l’alto come se stesse passando una mietitrebbia. “Grossina, mi sa…”. Pochi istanti dopo sono chinato all’inverosimile sulla barca per cercare di guadinare la carpa e 10 chili di alghe. Ma ce la faccio. Le foto di rito sono una festa, anche se sono stanco morto: penso di aver appena eseguito il combattimento più assurdo della mia vita. Io lo sapevo che quel buco era quello giusto…

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